FEAR OF YOU
- CAPITOLO 1: RAZOR -
Respirando profondamente, fissavo l'edificio che avevo davanti.
Mi sentivo terribilmente sola dentro quell'auto.
Senza di loro sembrava così... vuota.
Ormai avevo deciso: ne avrei comprata un'altra.
Quella portava alla mente troppi ricordi dolorosi.
Chiusi gli occhi gli occhi per qualche istante, cercando inutilmente di liberare la mente da tutti quei pensieri. Poi afferrai la borsa a tracolla dal sedile del passeggero e scesi.
L'aria fredda mi colpì in viso, rinfrescandomi le idee.
Mi avviai a grandi passi verso l'entrata: come al solito, ero in ritardo.
E di molto.
Arrivata a letteratura entrai senza neanche bussare, e mi sedetti rumorosamente a uno degli ultimi posti, buttando malamente la tracolla per terra.
Il professore mi lanciò un occhiataccia, per poi riprendere a spiegare.
Lo ignorai, e mi voltai verso Angela, la mia compagna di banco.
<< Sei libera oggi? >>
Avevo intenzione di comprare al più presto un'auto nuova... e non per capriccio.
<< No, mi dispiace. Ho un appuntamento con Ben. >>
Abbassò lo sguardo, arrossendo.
Da quando si era messa con Ben, le nostre uscite erano diminuite parecchio. Mi mancava, un pò, ma non l'avrei mai ammesso.
<< Però domani sono libera. Cosa vuoi fare? >>
<< Devo andare a Seattle. Voglio comprare una macchina. >>
Angela strabuzzò gli occhi.
<< Un'altra? Ma hai comprato la Mercedes meno di un mese fa! >>
Perfetto. E ora come glielo spiegavo?
Mi limitai a fare spallucce.
<< Allora, vieni o no? >>
Perchè glielo avevo chiesto? Non potevo andarci da sola?
Ah, giusto. Avevo paura.
Sospirò. << Certo. Ti passo a prendere alle 17. >>
Stremata, buttai lo zaino per terra, e sprofondai sul divano.
Non avevo nulla da fare.
Jessica non era venuta a scuola, e Mike - il suo ragazzo - mi aveva detto che era a letto con la febbre, e che dopo scuola le avrebbe tenuto compagnia.
Avertii una fitta allo stomaco, e uno strano borbottio levarsi da esso.
Sbuffai, e raggiunsi il frigo.
A scuola era da poco morta una cuoca, e il cibo era poco e neanche lontanamente commestibile.
Tirai fuori dal frigo una scatola di mozzarelle e l'aprii, mangiandone qualcuna direttamente con le mani.
Quando ebbi finito rimisi le poche mozzarelle avanzate in frigo e afferrai il telefonino, componendo velocemente il numero di Mike. Rispose al quarto squillo.
<< Pronto? >>
<< Hey, Mike. Come sta Jess? >>
<< Il dottore se n'è andato via due minuti fa. Ha detto che si è beccata l'influenza, e che deve rimanere a letto ancora per un pò. Ah, Isa. Quasi dimenticavo. Mi copri domani a scuola? Rimango con Jess. >>
<< Non ti preoccupare, ci penso io. Salutami Jess. >>
Riagganciai, e tornai a sdraiarmi sul divano. Avevo una ricerca di biologia da fare per il giorno dopo e, anche se non ne avevo voglia, dovevo farla per recuperare il quattro del primo quadrimestre.
Sbuffai, e afferrai lo zaino, salendo al piano di sopra.
Mi sedetti davanti alla scrivania e accesi il computer portatile.
Sfilai le scarpe alte e scomode, muovendo le dita dei piedi che non sentivo più.
Mi collegai a Internet e digitai l'argomento della ricerca, afferrando una penna e trascrivendo tutto sul quaderno.
Un'ora e mezza dopo mi infilavo pesantemente nella vasca.
Osservai il tatuaggio che avevo sulla spalla. Una tigre. Non mi ero mai fatta un tatuaggio, eppure era lì.
Anche Rosalie e Alice ne avevano uno: Alice due serpenti attorcigliati sul braccio, e Rosalie un drago vicino all'ombelico.
Non se li erano fatti loro. Erano lì da più di un mese.
Apparsi.
Chiusi gli occhi, poggiando la testa sulle piastrelle dure e fredde.
Allunagai una mano, tastando il bordo della vasca alla ricerca dello shampoo, ed imprecai quando qualcosa di affilato mi tagliò il dito.
Aprii gli occhi, immergendo il dito ferito nell'acqua, quando lo sguardo si posò sull'oggetto che mi aveva tagliata.
Un rasoio.Scrutai attentamente lo scaffale, cercando il mio shampoo preferito.
Lo trovai, e mi allunagai per prenderlo, ma feci cadere a terra qualcos'altro.
Posai lo shampooo nel carrello, e mi chinai per raccogliere ciò che mi era caduto.
Sbiancai quando vidi di cosa si trattava.
Era una confezione di rasoi.
Il mio sguardo corse involontariamente al polso.
Sarebbe bastato così poco...e tutto sarebbe finito.
Il dolore...
... la paura...
... la vita.
Deglutii, e posai la confezione di rasoi nel carrello.
Non sapevo se sarei stata così coraggiosa ma , nel dubbio, li avrei presi.
Continuai a fissare il rasoio.
Avevo l'opportunità di far finire tutto... ma non ne avevo il coraggio.
Presi il rasoio e lo rigirai fra le dita. Un'oggetto così piccolo, insignificante.
Ma che era capace di fare ciò che a me risultava impossibile.
Mettere fine alle mie sofferenze.
Avvicinai il rasoio al braccio sinistro e poggia la lama fredda sul polso.
Chiusi gli occhi, strizzandoli forte. Ma non mi mossi.
Codarda.
Spalancai gli occhi, e scagliai il rasoio dall'altra parte della stanza, con il cuore a mille.
Poi uscii velocemente dalla vasca, senza neanche finire di lavarmi, e afferrai un asciugamano, legandolo all'altezza del seno, mentre con il phon asciugavo i pochi capelli rimasti bagnati.
Mi infilai il pigiama e corsi a letto, lasciando tutto in disordine.
Non m'importava che fosse presto o che non avessi cenato: volevo solo dormire e scappare da tutto, anche solo per un istante.
Ma, mentre prendevo sonno, un pensiero si fece strada fra gli altri.
Codarda.
Mi sedetti di scatto, i singhiozzi che mi scuotevano il petto.
Non c'è nessun modo per scappare.
Ero sola.
Sola in una strada che non avevo mai visto. Era notte, e c'era la luna piena.
Avevo paura. Tanta paura.
Sentii dei passi leggeri alle mie spalle, e mi voltai, terrorizzata.
Il terrore, però, venne subito rimpiazzato dalla gioia.
Loro erano lì.
Rosalie e Alice.
Con il cuore in gola, feci per raggiungerle, correndo il più veloce possibile, ma andai a sbattere contro qualcosa.
Eppure, davanti a me non c'era nulla.
Azzardai un passo, ma di nuovo venni bloccata. Era come se ci fosse un muro invisibile, posto fra me e loro. Poi mi accorsi di un rigonfiamento all'altezza della tasca, come se essa contenesse qualcosa.
Vi affondai la mano, e ne estrassi un rasoio.
La speranza tornò a divampare, non appena mi accorsi di avere un'opportunità.
Se solo mi fossi tagliata, avrei potuto raggiungerle.
<< No, Isa! >>
La voce tormentata di Alice mi giunse alle orecchie, costringendomi ad alzare il volto.
Era arrabbiata, furente. E triste. La stessa espressione era dipinta sul volto di Rosalie.
Ma non l' ascoltai.
Questa volta le avrei raggiunte.
Poggiai la lama fredda sul polso, e mi feci coraggio.
Uno...
... due...
... tr-.
Mi svegliai di soprassalto, con il cuore in gola.
Qualcuno, nel sogno, mi aveva toccato una spalla, scuotendomi piano.
Avvertivo ancora il freddo della sua mano sulla spalla.
Calmati, mi dissi. Era solo un sogno.
Un tocco.
Freddo.
Deciso.
Sulla spalla.
Mi girai di scatto.
Due occhi rossi.
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